Nov 1

Accadde nello spazio: 3 novembre 1957, Laika e lo Sputnik 2

Martedì, 3 novembre, sono 69 anni da uno dei voli più famosi e più tristi della storia dello spazio: quello dello Sputnik 2, che portò in orbita il primo essere vivente, una cagnolina di nome Laika.

Un mese dopo lo Sputnik 1

All’inizio di ottobre del 1957 l’Unione Sovietica aveva stupito il mondo con lo Sputnik 1, il primo satellite artificiale. Meno di un mese dopo, il 3 novembre 1957 alle 2:30 UTC, dalla stessa rampa e con lo stesso tipo di razzo, un R-7 modificato, partì lo Sputnik 2. Era molto più grande: pesava 508 kg, e a bordo c’era una piccola cabina con un passeggero.

Il satellite girava attorno alla Terra su un’orbita allungata, tra circa 212 e 1.660 km di quota, compiendo un giro in poco più di un’ora e tre quarti. Oltre alla cabina portava strumenti per misurare i raggi ultravioletti e X del Sole e un rivelatore di raggi cosmici, e una telecamera che riprendeva Laika.

Chi era Laika

Laika era una cagnolina randagia trovata per le strade di Mosca, di circa tre anni, un incrocio forse in parte husky o terrier, di 5 o 6 kg. Il suo nome vuol dire “che abbaia”; prima la chiamavano anche Kudryavka, “riccioletta”. Gli scienziati sceglievano cani di strada perché li pensavano abituati al freddo e alla fame.

Per lo Sputnik 2 erano stati addestrati tre cani: Albina, che fece da riserva, Mushka, che rimase a terra per i controlli, e Laika. A sceglierla, dieci giorni prima del lancio, fu il medico Vladimir Yazdovsky, che la preparò insieme a Oleg Gazenko. Secondo le fonti, fu scelta soprattutto per il suo carattere tranquillo.

Un viaggio senza ritorno

Lo Sputnik 2 non era fatto per tornare a Terra: per Laika fu un viaggio di sola andata. Per molti anni l’Unione Sovietica diede versioni diverse sulla sua fine. Solo nell’ottobre 2002 lo scienziato russo Dimitri Malashenkov raccontò la verità: Laika morì per il caldo già nelle prime ore, entro il quarto giro attorno alla Terra. Un pezzo del razzo non si era staccato, e il sistema di controllo della temperatura non riuscì a fare il suo lavoro. Secondo Malashenkov, nel poco tempo a disposizione era stato “praticamente impossibile” costruirne uno affidabile.

Il satellite rimase in orbita per 162 giorni e bruciò rientrando nell’atmosfera il 14 aprile 1958, sopra l’Atlantico del nord.

Il ricordo

Anni dopo, lo stesso Gazenko disse una frase rimasta famosa: “Non abbiamo imparato abbastanza da questa missione da giustificare la morte del cane”.

Laika però non è stata dimenticata. Compare nel Monumento ai conquistatori dello spazio di Mosca, del 1964; ha una statua e una targa a Città delle Stelle, il centro dove si addestrano i cosmonauti; e dall’11 aprile 2008 c’è un monumento che la mostra in cima a un razzo, proprio nel centro di ricerca militare che aveva preparato il suo volo.

Ogni volta che guardiamo passare la Stazione Spaziale, con il suo equipaggio che vive lassù da 26 anni, vale la pena ricordare che tutto è cominciato anche da lei.

Fonti: Wikipedia, voci “Sputnik 2” e “Laika”.

73 e cieli sereni!
Ivan, IU3MAQ

About the Author:

Leave a Reply